Come una farfalla

Il suo sguardo distaccato
tra le nuvole si perde
Mentre appare all’improvviso
tra le stanze colorate

Volteggiando ti raggiunge
dal suo grande prato verde
se ti sfiora ti dipinge
con movenze delicate

Tutto quello che gli serve
è lo spazio di una tela
tra le pagine del tempo
che la rende prigioniera

Vive delle sue creazioni
di colori e paesaggi
vive delle sue emozioni
che diffonde come raggi

Elegante e raffinata
si è posata su uno stelo
è svanita e ritornata
tra le lacrime del cielo

Delicata nel suo volo
le sue ali son le dita
i suoi sogni sono il cielo
e il suo prato è la vita

Non esiste realmente
ma soltanto si rivela
a chi gioca con la mente
nel seguirla mentre vola

Parole

Che cos’è l’amore?
Se me lo domandi
Non saprò rispondere più

Guardami negli occhi
Dammi le tue mani
Fermeremo il tempo così

Le parole catturano la libertà
Regalandola a chi ricercarla vorrà

Ci perdiamo nel vuoto creato da noi
Ingannati e sconfitti dalle nostre idee

Lasciati sfiorare
Lasciati toccare
Cosa c’è di meglio per noi

Se vorrai volare
Lo potremo fare
Non ci fermeremo mai più

Le parole catturano la libertà
Regalandola a chi cercarla vorrà

Ci perdiamo nel vuoto creato da noi
Ingannati e sconfitti dalle nostre idee

La vita degli altri – La violenza sulle donne

Il suo peso mi blocava a terra. Seduto sulla mia pancia mi rendeva difficile anche il respiro. C’è voluto un attimo per trovarmi in quella posizione. Con una spinta delle sue possenti mani non è stato difficile farmi cadere all’indietro. Quelle stesse mani dure e ruvide mi strigevano al collo. Cercavo di divincolarmi ma era una lotta inutile. Non respiravo più e sentivo gli spasmi dei polmoni che cercavano aria. Mentre la vista si annebbiava e perdevo le forze il pensiero andava ai miei tre figli. Il piccolo di 10 anni è scappato in cameretta atterrito come ogni volta che suo padre esce di senno. “Chi li proteggerà? Chi si prenderà cura di loro?” Dio mio abbi pietà di loro.

In quell’istante la voce di mio figlio sembrò Dio che mi rispondeva. “Papà basta” disse timidamente. Quelle parole ebbero la forza che le mie mani non potevano avere. La presa si allentò e l’ossigeno tornò a riempire i mie polmoni. Seduto su di me mi guardò con un un ghigno di rabbia e follia come per dire che anche questa volta mi è andata bene. Ma ero viva e potevo prendermi cura dei miei tre figli, questo era tutto quello che mi interessava.

La guardai mentre aveva lo sguardo basso. Non riuscivo a dire nulla e infondo non c’era nulla da dire. Ci fu un attimo di silenzio. Le dissi che era forte e che l’ammiravo tanto, ma qualsiasi cosa dicessi non avrebbe reso l’idea. Non ero in grado di comprendere e non dissi altro perché stavo toccando la vita degli altri. 

La vita degli altri – Un mondo rinchiuso

Appena entrato potevo vedere attraverso la porta aperta le sue esili gambe su di un letto. Era rivolto verso l’altro lato della stanza e non poteva vedere chi arrivava. L’aria era calda e secca. Il tempo sembrava scandito dal respiro come una lancetta rumorosa. Il salotto era ormai il suo nido, tutto adibito per lui. Appena entrai notai che sul divano c’era il fedele Blu che esitò un attimo ma poi mi venne incontro. La tv era accesa e dava un film qualunque.
I suoi occhi mi attendevano e li strizzava più volte con un sorriso che appariva evidente da tutto il viso. Continuava a seguirmi con gli occhi e mi misi in maniera tale che potesse vedermi. Cominciai a raccontargli qualcosa sperando che fosse interessante per lui. Sua moglie ci guardava ed osservava le sue reazioni con molta attenzione. Ogni tanto lo guardavo negli occhi quasi di sfuggita ma in quei passaggi capivo che dietro ad essi si trovava una persosa con tante cose da dire e tanta voglia di fare. Me ne andai quasi in silenzio dopo un imbarazzante “a presto”, ma non potevo fare finta di niente, perché stavo toccando la vita degli altri.

Uno strano sogno

I tuoi occhi lo hanno visto
ma non era il sogno tuo
per raggiungere quel posto
sei finito nell’oblio

Tra gli sguardi della gente
che nel buio si perdeva
ti chiedevi inutilmente
che futuro ti aspettava

Troppo carica qiell’aria
non riuscivi a respirare
una forza straordinaria
poche cosa da gridare

Non c’è più la mano calda
che accarezza la tua testa
non è mamma che ti culla
ma le onde di tempesta

Sulla spiaggia si è fermato
il tuo corpo senza vita
con il volto rassegnato
e la sabbia tra le dita

Cosa fu quel sogno strano
non è facile spiegarlo
neanche a noi che ci pensiamo
sembra semplice capirlo

Tutto quello che rimane
è una lapide scolpita
e un ricordo che fa male
verso il senso della vita

(Dedicato ai bambini morti in acqua provenienti dall’Africa)

11/09/2001

(Dedicata a chi si è gettato nel vuoto nel gesto estremo di salvarsi la vita)

Nove di mattina e il cielo è sereno
la città ha ripreso il tran tran quotidiano

Un idea ha preso il volo e con lei la tua vita
mentre osservi distratto la finestra infinita

Scoprirai che la vita non è mai abbastanza
una triste realta della nostra esistenza

Ma un idea ha preso il volo e con lei la tua vita
tutto appare diverso quando sembra finita

Una lama di fuoco ha tagliato in due il mondo
a due passi dal cielo hai seguito il tuo istinto

Un idea ha preso il volo e in un solo momento
ti ritrovi nel vuoto tra le braccia del vento

Aggrappato ai ricordi che ti vengono in mente
ogni volto è un addio che si scioglie nel niente

Il rumore del cielo ti confonde la voce
ed il mondo ti osserva mentre cadi veloce

Ma un idea ha preso il volo
un idea sconvolgente
mentre resta il ricordo di quel gesto cosciente

La vita degli altri – La tristezza

Teneva le mani su un tavolo ricoperto da una plastica consumata e sfatta dal tempo.
La stanza in penombra diceva tutto sullo stato d’animo in cui si trovava. La tv gorgogliava parole inutili, capaci solo di non farlo sentire troppo solo.
Teneva il telecomando tra le mani come a porre un limite tra noi due e lo girava continuamente come se non ne trovasse più il verso.
Lo sguardo era basso e il tono della voce di chi si sta per arrendere. Raccontava della disgrazia come uno che ha pianto ormai abbastanza da molto tempo prima che accadesse.
Indicava la poltrona dove era sempre seduta lei con rapide occhiate, quasi non volesse vederla vuota.
“Ti ha detto di non arrenderi” gli dissi guardandolo dritto negli occhi. “lo ha fatto continuando a lottare fino all’ultimo respiro. Ti ha voluto lasciare un esempio.”
I suoi occhi lucidi ora guardavano nel vuoto come se stesse mettendo insieme alcuni pezzi nella sua mente. Mi alzai e feci per andarmene, allora si alzò anche lui per accompagnarmi alla porta.
Ora il sul suo volto sembrava spuntare un’espressione di conforto.
Non feci nessuna promessa se non quella che sarei tornato.
Non potevo fare altrimenti, stavo toccando la vita degli altri.